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lunedì 21 marzo 2016

[ITA] - BeNordic 2016

Geilo (Norway) - Ice Music Festival
Oggi non leggerete di un artista o di una band, bensì di un mondo musicale: quello scandinavo (e, quindi, si parlerà implicitamente di tutti gli artisti dei Paesi del Nord, anche se per ragioni di spazio non li citeremo dal primo all'ultimo).
E' agli artisti sonori scandinavi, nonché al suono e ai silenzi scandinavi, che è dedicato questo blog.
Ed è al suono, ai silenzi e anche ai noise scandinavi che ho dedicato un'isola musicale denominata Musik Pit Stop all'interno della terza edizione di BeNordic, l'appuntamento evento che è tornato a Milano dal 18 al 20 marzo 2016.
Ebeltoft [Denmark]
Prima di tutto: come e perché nasce Musik Pit Stop @ BeNordic 2016?
Fare da tramite tra gli artist e il pubblico (fornendo informazioni, spiegazioni, suggerimenti, spunti, racconti biografici e guide all'ascolto) è la mia missione. Poterlo fare in presa diretta con le persone è straordinario e mi arricchisce profondamente. Ecco perché ho immaginato di creare una sorta di isola sonora presso cui fare rifornimento di musica e informazioni a essa inerenti.
Helsinki [Finland]

Nei tre giorni di attività del Musik Pit Stop ho proposto agli avventori parecchi artisti provenienti da Den, Fin, Isl, Nor e Sve. Citerò per ognuno dei cinque paesi sopra indicati i musicisti che hanno avuto maggiori riscontri, apprezzamenti, plausi e via dicendo.
> Danimarca: Trentemøller
> Finlandia: Esko Järvelä Epic Male Band a parimerito con Puhti
> Islanda: Amiina
> Norvegia: Jaga Jazzist
> Svezia: Adna
Bergen [Norway]
Alle persone che si sono sedute (e una volta indossate le cuffie hanno viaggiato con me tra gli spazi sconfinati del nord, sulle onde vibranti della musica) ho chiesto i riferimenti email, così da inviare loro la BeNordic playlist, i titoli dei videclip proiettati tra venerdì e domenica, nonché gli aggiornamenti relativi sia alle mie attività legate ai Paesi del Nord, sia alle altre lecture (oggetto: musica di tutti i generi e di tutti i tempi, nonché scrittori e scritti, Graphic Novel, ecc) che tengo regolarmente in giro per l'Italia.
Un giorno esporterà tali lecture oltre i confini nazionali?
Who knows, tutto è possibile ma bisogna perseverare.
Stockholm [Sweden]

Le foto che oggi ho impaginato tra un paragrafo e l'altro sono di carattere paesaggistico-evocativo ma non dimentico certo l'obiettivo principale di musicheboreali, quindi: la parola alla Musica!
Ecco un bel link per ascoltare/vedere Röyksopp & Susanne Sundfør (live on Lydverket) , con Running To The Sea, uno di quei brani che fanno iniziare bene la giornata ;-)

venerdì 19 febbraio 2016

[NOR] Be Monsters, BE MOTORPSYCHO

Motorpsycho - da sinistra:  
Hans Magnus Ryan (chit, voce), Kenneth Kapstad (batt), Bent Sæthe (voce, basso)
I norvegesi Motorpsycho sono una delle rock-band più gratificanti e sorprendenti di tutti i tempi, anche quelli futuri.  
È un'esagerazione?
No.
Però è riduttivo: scrivere rock-band serve per avvicinarsi in maniera approssimativa a una definizione più o meno attendibile. I Motorpsycho fanno musica aperta e hanno un obiettivo: non fermarsi mai, neanche di fronte agli ostacoli.
Altra esagerazione?
Ma no. 
Partiamo dal nome: Motorpsycho. Un sostantivo composto. Non è in lingua norvegese bensì in inglese, anzi in americano. Infatti  è il titolo di un celebre (e per molti versi imprescindibile) film del 1965, scritto e diretto dal regista erotomane Russ Meyer, narratore appassionato di storie assurde, popolate da uomini poco raccomandabili e da donne prorompenti, energiche ma non del tutto equilibrate.
Locandina del film Motorpsycho (1965) di Russ Meyer

Fine dello spazio dedicato al cinema vintage, torniamo alla musica.
I Motorpsycho si costituirono a Trøndertun, Melhus nel 1989 e oggi fanno stabilmente base a Trondheim, la terza città più grande della Norvegia.
A beneficio di chi non sapesse nulla di loro, facciamo un po' di nomi:
Hans Magnus Ryan (chitarra ritmica e solista, voce, arrangiamenti),
Bent Sæther (voce solista, basso, testi),
Kenneth Kapstad (batteria e percussioni).
Vantano una nutritissima discografia che comprende piccoli e grandi capolavori. Citarne qualcuno è quanto meno doveroso: Demon Box (1993), Let Them Eat Cake (2000), Phanerotyme (2001), Black Hole/Black Canvas (2006), Little Lucid Moments (2008), The Death Defying Unicorn (2011), Behind The Sun (2014).
A volte le copertine degli album sono orribili (prendete la natura morta - effettivamente si tratta di verdure e frutta prossime alla decomposizione - de Still Life With Eggplant del 2013) ma, a pensarci bene, una copertina discutibile è l'ultimo dei problemi: la musica viene prima, durante e dopo ogni cosa, almeno qui. Comunque va detto che non tutte le copertine dei loro album sono repellenti: all'opposto, la copertina del citato The Death Defying Unicor è uno squisito esempio di eleganza formale e le illustrazioni del libretto allegato al disco sono avvincenti.
Illustrazione tratta dal libretto de The Death Defying Unicorn
La ricerca che i Motorpsycho conducono sin dal loro debutto li ha visti rapportarsi con stili musicali che rientrano nel comparto rock ma si aprono anche verso altri mondi: psichedelia, progressive (sempre più presente nei loro lavori degli ultimi 6/7 anni), noise, jazz, ambient sperimentazione e perfino world music.
Hell boys

Spesso ai tre musicisti che vedete in posa qui sopra si uniscono eccellenti collaboratori, per esempio il chitarrista svedese Nils Reine Fiske (attivo con i Dungen e presente in numerosi altri progetti).
Visto che la discografia dei Motorpsycho comprende una trentina di album, cosa vi suggeriamo di ascoltare se ancora non li conoscete? Scegliete un disco qualsiasi dei Motorpsycho, sì uno qualsiasi e aprite le orecchie: non vi deluderà.
L'ennesima esagerazione?
Assolutamente no.
Motorpsycho dal vivo al Bronson di Ravenna

Storia recente: nel 2014 i Motorpsycho ricevettero una commessa dal Norwegian Technical Museum. Chiamarono il tastierista/compositore Ståle Storløkken (già con Elephant9, Supersilent e altri) e scrissero/suonarono una serie di nuovi brani, che furono eseguiti come da accordi al citato Museo. Perché non incidere quelle canzoni e farne un bel disco nuovo? si chiesero successivamente. Sbrigàti i vari impegni del biennio 2014/15 (tour, collaborazioni e via dicendo) i Motorpsycho hanno rimesso mano ai brani. L'ottimo Storløkken non ha potuto raggiungerli in sala d'incisione a causa di impegni improrogabili ma il trio non si è fermato ed è nato Here Be Monsters, uscito come di consueto per l'etichetta Rune Grammofon il 12 febbraio scorso.
Per dettagli e pre-ascolti: cliccate qui.
La copertina di Here Be Monsters

domenica 27 settembre 2015

[DEN-FIN- ISL-NOR] - IKI: otto donne, otto voci

IKI: terra e aria
«L'improvvisazione si basa sulla pratica. La pratica dell'improvvisazione è comune a un'ampia varietà di forme d'arte. Tutti facciamo dell'improvvisazione quotidianamente, per esempio quando parliamo. Conversare o fare musica (basata sull'improvvisazione) presuppongono allo stesso modo che, da parte di chi parla o di chi suona, non ci sia una vera premeditazione ma ciò che si dice o che si suona nasce da ciò che sappiamo ovvero dalla nostra conoscenza di parole o note. Pensiamo a uno qualsiasi dei discorsi che abbiamo fatto oggi: la concatenazione di sostantivi, aggettivi, verbi e avverbi non è stata preparata mentalmente prima di essere veicolata all'esterno tramite la voce. L'improvvisazione in musica si fonda sugli stessi presupposti»
JacquesCoursil, compositore e musicista 
(brano tratto da “Hidden principles of improvisation”, Arcana Vol III – Hips Road, 2008)
Le otto voci femminili che costituiscono il gruppo IKI (etichetta Nordic Notes) hanno la prerogativa di usare l'improvvisazione per un duplice scopo: da una parte creare un impasto vocale dove ogni partecipante ha la possibilità, in qualsiasi momento, di introdurre o guidare delle variazioni non prevedibili; dall'altra quella di spingere la musica verso territori inesplorati, anzi dove l'esplorazione è tanto basilare quanto inevitabile.
Ascoltare le IKI può lasciare perplessi: non aspettatevi delle canzoni tradizionali né qualcosa di prevedibile che garantisca un "appiglio". Non è nelle loro intenzioni. Alle otto cantanti preme creare delle composizioni istantanee. Immaginate di incontrare uno sconosciuto in strada e di dargli ascolto mentre vi parla di cose o persone che non conoscete: se non vi soffermate sul significato logico delle parole o delle frasi e date ascolto a "come" vi sta parlando potrete entrare su un piano di ascolto (e, di conseguenza, di comunicazione) inedito. Vi sorprenderete e scoprirete che l'approccio intuitivo non passa necessariamente attraverso la logica razionale. Le sorprese sono garantite anche con questo ensemble le cui componenti arrivano da Danimarca, Finlandia, Islanda e Norvegia. Nella musica delle IKI ci sono echi folk, jazz, contemporary e avat-garde.
C'è - sempre a proposito di echi - Björk e c'è anche Arvo Pärt.
Un miscela interessante, no?
Le IKI hanno realizzato sino a oggi due album: "IKI" (2011) e "Lava" (2014).

Provenienza: Danimarca, Finlanda, Islanda, Norvegia
Genere: Vocal, classic, contemporary, jazz, experimental, avant-garde
Attivi dal: 2008
Website: www.ikivocal.com
Incidono per: www.nordic-notes.de

lunedì 6 luglio 2015

[ICE] Emiliana Torrini: canzoni sotto i ghiacci

Emiliana Torrini
Nel collettivo di alternative dance GusGus sono passate, dal 1995 a oggi, alcune tra le personalità musicali più interessanti di Reykjavik e del resto d'Islanda. I GusGus festeggiano quest'anno i primi venti anni di vibrante carriera e sono in piena attività. È attivissima anche la brava cantante Emiliana Torrini, i cui vocalizzi impreziosirono l'album dei GusGus "Polydistortion" del 1997 (video).



Emiliana Torrini si destreggia abilmente tra il mainstream (Kylie MinogueThievery Corporation) e una temeraria ricerca che la porta a scoprire ambiti sonori inediti o a collaborare con autori/produttori di punta quali Trentemøller.
Di padre italiano (Salvatore Torrini, che dovette cambiare nome in Davíð Eiríksson) e madre islandese, da adolescente Emilíana Torrini Davíðsdóttir lavorò come cameriera nel ristante italiano di papà, coltivando allo stesso tempo una grande passione per la musica e avvicinandosi sia al pop che al rock e al jazz. Il suo timbro è particolarmente incisivo, la vocalità è duttile, lo stile incarna quella sensazione di meraviglia e di indefinito che caratterizza molta musica islandese.
Il suo lavoro più recente si intitola Tookah (video).



In passato Emiliana Torrini ha trascorso lunghi periodi in Inghilterra, per motivi di lavoro. Da qualche tempo è tornata a vivere stabilmente in Islanda: «Per sedici anni mi sono comportata come una turista, tornando a casa due volte l'anno. Sono contenta di aver ripreso i contatti con la mia terra. In Islanda fare musica insieme agli altri è facile. Non ci sono pregiudizi e nemmeno quelle barriere invisibili dettate dalle differenze di età. Inoltre in Islanda le donne hanno davvero importanza a livello sociale e politico. Qui tutti pensano sia al presente che al futuro».

Provenienza: Kópavogur, Finlandia
Genere: Alternative pop-rock, elettronica
Attiva dal: 1994
Website: www.emilianatorrini.com
Incide per: www.roughtraderecords.com

Emiliana Torrini

venerdì 3 luglio 2015

[FIN] Värttinä: il canto delle sirene finlandesi

Värttinä 2003: alle voci (da sinistra) Susan Aho, Mari Kaasinen, Johanna Virtanen
La storia di Värttinä, l’ensemble di musica etnica finlandese più famoso
al mondo, comincia nel 1983 a Rääkkylä, un piccolo villaggio situato in
Karelia, una regione del sud della Finlandia: lì le sorelle Mari e Sari Kaasinen
diedero vita a un piccolo gruppo musicale. «Mia madre Pirkko ci
aveva insegnato a recitare e cantare alcuni poemi scritti nel dialetto della
regione in cui eravamo cresciute
» ha raccontato qualche anno fa Mari
Kaasinen, «Sari e io cominciammo a esibirci, facendo dei reading o delle
performance in cui suonavamo uno strumento tradizionale a corda che si
chiama kantele. Agli inizi era solo un passatempo e io ero poco più che una
bambina, avevo 12 anni. Ma il pubblico cresceva concerto dopo concerto
così decidemmo di invitare nella nostra band un violinista, poi un chitarrista
e così via. Arrivammo a essere più di venti!
».
Le sorelle Kaasinen capirono che la loro nuova attività poteva contribuire a
far crescere l’interesse nei confronti della cultura e del dialetto della Karelia,
così l’hobby si trasformò in una missione: mantenere in vita la tradizione,
attualizzando i brani del passato con la sensibilità del presente. Il repertorio
di Värttinä è costituito prevalentemente da brani originali, caratterizzati
da un impasto vocale straordinario. Mari Kaasinen continua a far parte
di questo gruppo che, nel corso degli anni, ha vissuto numerosi cambi di
formazione.

I Värttinä hanno conquistato molti ascoltatori in tutto il mondo,
inclusi musicisti rock illustri come quel simpatico brontolone di Jan Anderson dei Jethro Tull, irriducibile fan delle voci sottili ma corpose di Mari, Karoliina e Susan.

Provenienza: Rääkkylä, Finlandia
Genere: World fusion, experimental
Attivi dal: 1983
Website: www.varttina.com
Incidono per: Rockadillo Records
Formazione: MARI KAASINEN (voce), SUSAN AHO (voce), KAROLIINA
KANTELINEN (voce), MATTI KALLIO (fisarmonica), HANNU RANTANEN
(basso), MIKKO HASSINEN (batteria e percussioni)
Värttinä 2013: alle voci (da sinistra) Susan Aho, Mari Kaasinen, Karoliina Kantelinen